Il restauro di una console Zanussi Seleco Ping-O-Tronic rossa, risalente al 1974, ha richiesto la revisione dell’elettronica originale, inclusa la sostituzione dei condensatori e l’analisi del modulatore RF responsabile dei disturbi video. La macchina utilizza transistor, diodi e porte logiche TTL, senza microprocessore né memoria di gioco.

Dopo gli interventi, la console è tornata funzionante mantenendo la circuiteria degli anni Settanta. Il confronto con un secondo esemplare grigio evidenzia le diverse revisioni hardware, tra cui la compatibilità con il fucile ottico Gun-O-Tronic.

Quando i videogiochi erano fatti di transistor, condensatori e logica TTL

Prima delle console a cartucce, dei microprocessori e delle sofisticate GPU, esistevano macchine capaci di creare un videogioco utilizzando quasi esclusivamente componenti elettronici discreti.

Una di queste era la Zanussi Seleco Ping-O-Tronic, una delle protagoniste degli albori del videogioco domestico italiano.

Nel mio Retrobottega è arrivato un esemplare con scocca rossa, bisognoso di un importante intervento di revisione elettronica. Il problema principale riguardava il segnale video, disturbato e instabile, ma l’età dei componenti rendeva opportuna anche una revisione più generale.

Il restauro è stato un’occasione per tornare a lavorare con transistor, diodi, condensatori e circuiti logici TTL, in un’epoca in cui persino una semplice pallina che rimbalzava sullo schermo richiedeva un circuito elettronico dedicato.

E questa volta la storia ha un lieto fine: la Ping-O-Tronic rossa è tornata a funzionare.

Un pezzo di storia dell’elettronica italiana

La Ping-O-Tronic venne presentata nel 1974 dalla Zanussi, attraverso il marchio Seleco, entrando nella storia come la prima console per videogiochi di produzione italiana.

Era un apparecchio pensato per essere collegato al normale televisore domestico, trasformandolo in un campo da gioco elettronico.

I giochi erano semplici, ma per l’epoca rappresentavano qualcosa di straordinario: due racchette, una pallina luminosa e la possibilità di sfidarsi direttamente sullo schermo del televisore.

La caratteristica più interessante, almeno dal punto di vista elettronico, era il modo in cui tutto questo veniva realizzato.

Nelle prime versioni, la Ping-O-Tronic non utilizzava un microprocessore e nemmeno un circuito integrato dedicato ai videogiochi.

La generazione delle immagini e la gestione della logica di gioco erano affidate a una circuiteria composta da numerosi transistor, diodi, resistenze, condensatori e appena tre integrati logici della famiglia 7400.

Niente firmware, niente software da caricare, niente memoria contenente il gioco: il videogioco era, letteralmente, il circuito elettronico.

Questa particolarità rende la Ping-O-Tronic un oggetto estremamente interessante da restaurare, perché permette di osservare direttamente il funzionamento dei circuiti che generano la grafica e i segnali televisivi.

La console rossa arriva sul banco di lavoro

L’esemplare oggetto del restauro presentava problemi nella visualizzazione del segnale video.

Il collegamento al televisore avveniva attraverso l’uscita RF, come era normale per gli apparecchi domestici dell’epoca, quando gli ingressi video compositi non erano ancora diffusi sui televisori.

Il segnale appariva fortemente disturbato e non sempre era possibile ottenere un’immagine stabile.

Prima di cercare guasti complessi nella logica di generazione dei giochi, ho deciso di procedere con una revisione dell’elettronica, partendo dai componenti maggiormente soggetti a invecchiamento.

La sostituzione dei condensatori elettrolitici

Il primo intervento ha riguardato la sostituzione completa dei condensatori elettrolitici presenti sulla scheda.

Dopo oltre cinquant’anni, gli elettrolitici originali possono aver subito un deterioramento delle proprie caratteristiche elettriche, con aumento della resistenza serie equivalente, perdita di capacità o correnti di dispersione.

In circuiti che generano temporizzazioni e segnali video analogici, simili alterazioni possono contribuire a instabilità e malfunzionamenti.

La sostituzione ha richiesto attenzione ai valori di capacità, alle tensioni nominali e soprattutto alla polarità dei componenti.

Durante le verifiche abbiamo esaminato anche il componente identificato come C50, proprio per chiarire il corretto orientamento del condensatore e il suo collegamento nel circuito.

L’intervento di recapping ha costituito la base della revisione elettronica della console.

Il modulatore RF: alla ricerca di un segnale video stabile

Uno dei problemi più interessanti è emerso lavorando sul modulatore RF.

La Ping-O-Tronic genera internamente i segnali necessari alla visualizzazione del gioco, ma per collegarsi ai televisori dell’epoca utilizza un modulatore che trasforma il segnale video in un segnale a radiofrequenza ricevibile attraverso l’ingresso antenna.

Questo circuito è particolarmente delicato perché lavora con segnali ad alta frequenza ed è sensibile alla qualità delle connessioni di massa, alle schermature e ai componenti di accoppiamento.

La sostituzione dei condensatori nel modulatore

Durante la revisione ho sostituito anche i condensatori arancioni presenti nel modulatore RF.

L’obiettivo era eliminare possibili anomalie dovute all’invecchiamento dei componenti e verificare se queste fossero responsabili, almeno in parte, dell’instabilità del segnale televisivo.

Ma il comportamento più curioso doveva ancora manifestarsi.

Il mistero della schermatura metallica

Durante le prove ho osservato un fenomeno molto particolare.

Toccando con la mano la schermatura metallica del modulatore RF, il segnale video migliorava sensibilmente.

Allontanando la mano, invece, tornavano a comparire forti disturbi.

Un comportamento del genere rappresenta un indizio interessante: la mano e il corpo introducono capacità parassite e possono modificare le condizioni elettriche e radiofrequenziali del circuito.

Non significa necessariamente che il problema sia una saldatura di massa interrotta. Potrebbe riguardare il riferimento di massa, l’accordo del modulatore, la schermatura oppure altre condizioni di funzionamento dello stadio RF.

Questa osservazione ha quindi indirizzato la diagnosi verso il circuito di modulazione e i suoi collegamenti.

Abbiamo esaminato anche le alette di fissaggio della schermatura, verificando la loro disposizione sul circuito stampato.

È uno di quei casi in cui un gesto apparentemente banale, come toccare un componente metallico, può fornire un’indicazione diagnostica più interessante di molte misure effettuate senza una precisa ipotesi.

Seguire il segnale lungo il circuito

La ricerca del problema video è proseguita esaminando diversi punti della scheda.

In particolare, le verifiche hanno interessato alcuni punti di prova identificati come TP12, utilizzati per osservare il segnale RF, e i collegamenti presenti nella zona inferiore del modulatore.

Abbiamo analizzato anche il comportamento dei segnali sui pin 1 e 2 della sezione esaminata, cercando di comprendere perché il segnale osservato non corrispondesse a quello atteso.

Quando si lavora su una macchina di questo tipo, è importante distinguere tra un difetto nella generazione del video e un problema introdotto successivamente dalla modulazione RF.

Nel primo caso si deve intervenire sulla logica che genera gli elementi grafici e i sincronismi; nel secondo, invece, il gioco può essere perfettamente funzionante anche se il televisore riceve un’immagine degradata.

Questa distinzione ha guidato buona parte della ricerca del guasto.

La revisione dei componenti discreti

Oltre alla sezione video, abbiamo esaminato altri componenti della scheda, tra cui il componente identificato come D25, che durante le prove aveva attirato l’attenzione per il suo riscaldamento.

Sono state considerate anche possibili anomalie delle piste e dei collegamenti del circuito stampato, compresa una zona con cinque terminali sulla quale erano emersi dubbi circa un eventuale cortocircuito.

Queste osservazioni non costituivano automaticamente la prova di un componente guasto: erano elementi di una diagnosi che richiedeva verifiche successive.

Una delle lezioni più utili del restauro elettronico è proprio questa: non basta individuare un comportamento insolito per aver trovato il difetto. Occorre comprenderne la causa e verificare che sia effettivamente responsabile del malfunzionamento.

Una console senza microprocessore: il fascino della logica discreta

Durante la ricerca del guasto è stato particolarmente interessante approfondire la circuiteria della Ping-O-Tronic.

Le prime revisioni utilizzano tre integrati logici 7400, ciascuno contenente quattro porte NAND a due ingressi.

Questi componenti svolgono funzioni logiche all’interno di un progetto nel quale gran parte delle temporizzazioni e dei segnali è prodotta da circuiti a transistor.

È una filosofia completamente diversa da quella delle console successive, come la Play-O-Tronic, che avrebbe utilizzato un circuito integrato General Instrument AY-3-8500 dedicato alla generazione dei videogiochi.

Nella Ping-O-Tronic, invece, il comportamento della pallina, delle racchette e delle collisioni nasce direttamente dall’interazione dei circuiti elettronici.

Dal punto di vista didattico è quasi un piccolo laboratorio di elettronica analogica e digitale.

Il risultato: la Ping-O-Tronic torna a funzionare

Dopo la revisione e gli interventi effettuati, il risultato finale è stato positivo.

La Ping-O-Tronic rossa è oggi nuovamente funzionante.

Il restauro ha consentito di recuperare una console storica che presentava problemi alla sezione video e componenti ormai datati, mantenendone l’architettura elettronica originale.

Non si è trattato di sostituire la scheda con una replica moderna o di emulare il gioco attraverso un microcontrollore.

La console continua a funzionare grazie alla propria circuiteria degli anni Settanta, esattamente secondo la filosofia progettuale con cui era stata concepita.

Due Ping-O-Tronic nella collezione

La console rossa restaurata si affianca ora a un altro esemplare della mia collezione: una Ping-O-Tronic grigia, anch’essa perfettamente funzionante.

Possedere due esemplari offre anche l’opportunità di confrontare le diverse revisioni e le soluzioni costruttive adottate nel corso della produzione.

Una differenza importante riguarda la compatibilità con il Gun-O-Tronic, il fucile ottico che Seleco propose come accessorio per alcune versioni della console.

Nella mia collezione è presente anche un Gun-O-Tronic originale, che può essere collegato alla console grigia.

L’esemplare rosso restaurato, invece, non dispone della relativa porta di collegamento.

La disponibilità del connettore per il fucile dipende infatti dalla revisione hardware: la produzione della Ping-O-Tronic attraversò diverse evoluzioni, dalle prime versioni PP fino alle successive dotate dell’apposita interfaccia.

Ma il Gun-O-Tronic merita un approfondimento a parte, soprattutto per la sua particolare elettronica e per il lavoro di studio del relativo circuito.

Conclusioni: conservare l’elettronica, non soltanto l’oggetto

Il restauro della Ping-O-Tronic mi ha ricordato quanto possa essere affascinante lavorare su apparecchiature progettate prima della diffusione dei microprocessori.

In questa console, ogni segnale, ogni temporizzazione e ogni comportamento del gioco dipende da componenti elettronici fisici.

Un condensatore che cambia valore, una connessione difettosa o una sezione RF instabile possono essere sufficienti per compromettere il funzionamento dell’intera macchina.

Ma, con metodo, strumenti di misura e pazienza, questi circuiti possono ancora essere studiati, diagnosticati e riparati.

Ed è questa, in fondo, la parte più bella del Retrobottega: non limitarsi a collezionare vecchi apparecchi, ma cercare di comprenderli e mantenerli funzionanti.

Oggi le mie due Ping-O-Tronic, una grigia e una rossa, sono entrambe funzionanti.

E vedere ancora quella piccola pallina luminosa rimbalzare sul televisore, generata da transistor e porte logiche progettati oltre cinquant’anni fa, continua ad avere un fascino particolare.

Dal Retrobottega, alla prossima riparazione.


Andrea Di Dio

Sono un Ingegnere e Project Manager certificato PMP®, lavoro come consulente con oltre 20 anni di esperienza. Sono stato ingaggiato presso Cantieri di grandi opere, industrie del settore Energia, Automotive, Logistica ed Istituzioni Finanziarie, sia pmi che multinazionali come responsabile di Servizi e Progetti (manager) sono esperto nel controllo di gestione di progetti nei settori delle Costruzioni, Telecom, Assicurativo e nel Digital