Una consulenza tecnica di parte ha esaminato cinque registrazioni telefoniche MP3 tramite impronte MD5, metadati, confronto delle durate e analisi del segnale con Audacity. Non sono state rilevate interruzioni o alterazioni visibili, né incongruenze temporali macroscopiche.

L’analisi non ha però certificato l’integrità dei file rispetto agli originali. Le impronte identificavano il materiale ricevuto, mentre metadati, continuità delle forme d’onda e spettro non sostituivano un’acquisizione verificata dal sistema telefonico sorgente.

Una registrazione telefonica può non mostrare tagli evidenti senza che sia possibile certificarne l’integrità rispetto all’originale. Sono due valutazioni diverse, che richiedono elementi differenti.

Una consulenza tecnica di parte svolta nell’ambito di una controversia di lavoro offre un esempio concreto. L’esame riguardava cinque file MP3 prodotti nel procedimento e comprendeva l’identificazione dei file, la lettura dei metadati, il confronto delle durate e l’osservazione del segnale nel tempo e in frequenza.

L’analisi non rilevava interruzioni o alterazioni visibili nella continuità delle registrazioni. La relazione concludeva però che la qualità del materiale e le modalità della sua estrazione non consentivano una valutazione conclusiva dell’integrità dei file rispetto agli originali.

Il caso è presentato in forma anonimizzata. Sono omessi nomi, aziende, riferimenti giudiziari, date, orari, nomi originali dei file e impronte identificative.

L’incarico e il materiale esaminato

La consulenza aveva lo scopo di evidenziare caratteristiche tecniche delle registrazioni che potessero essere utili alla difesa di una parte in una controversia di lavoro.

Il materiale consisteva in cinque file MP3 contenenti registrazioni provenienti, secondo i metadati esaminati, da un sistema telefonico VoIP aziendale.

Il percorso documentato seguiva tre livelli:

  • analisi informatica dei file;
  • esame delle informazioni temporali e della continuità del segnale;
  • analisi in frequenza mediante Audacity.

L’attività era prevalentemente qualitativa. La relazione non descrive una procedura di identificazione biometrica dei parlanti né un confronto fonico con campioni vocali di riferimento.

Le impronte MD5 identificavano i file analizzati

La relazione riportava un’impronta MD5 per ciascuno dei cinque file, rendendo disponibili riferimenti per eventuali confronti successivi.

Questa operazione permetteva di identificare precisamente il materiale sottoposto all’esame: un successivo confronto avrebbe potuto verificare la corrispondenza di un altro file con quello analizzato.

Le impronte avevano però un limite preciso. Erano riferite ai file ricevuti dal consulente e non costituivano, da sole, un collegamento verificato con le registrazioni originarie conservate dal sistema telefonico.

Identificare un file ricevuto non equivale a dimostrare che esso riproduca integralmente l’originale.

Nel documento non viene descritta un’acquisizione bit-a-bit del sistema di registrazione originario.

I metadati e la provenienza dichiarata

I file contenevano tag ID3 con informazioni riferite al sistema VoIP e alla registrazione delle chiamate.

Il consulente esaminava questi dati insieme ai nomi dei file. Secondo l’interpretazione riportata nella relazione, il nome indicava l’inizio della registrazione, mentre il titolo interno conteneva l’orario finale.

I metadati fornivano quindi elementi per un controllo di coerenza temporale. La loro presenza, tuttavia, non sostituiva il confronto con il sistema sorgente e con la documentazione delle operazioni di estrazione.

Nell’esposizione tecnica occorre mantenere distinti ciò che il file dichiara nei propri tag e ciò che può essere verificato mediante fonti indipendenti.

Il confronto tra durate e intervalli temporali

Il consulente confrontava la durata audio di ciascun MP3 con l’intervallo ricavato dagli orari riportati nel nome e nei tag.

Le registrazioni avevano durate comprese tra poche decine di secondi e circa un minuto e mezzo. In alcuni casi l’intervallo temporale risultava leggermente superiore alla durata del contenuto audio.

La relazione non considerava queste differenze macroscopicamente irregolari. I tempi di scrittura dei file venivano indicati come una possibile spiegazione, da approfondire.

Si trattava dunque di un’ipotesi tecnica, non di una causa verificata sul sistema di registrazione originale.

Il risultato del controllo era circoscritto: dal confronto effettuato non emergevano incongruenze temporali macroscopiche.

L’osservazione del segnale nel tempo

La relazione riportava schermate delle forme d’onda e un commento per ciascuna registrazione.

Per tutti e cinque i file il consulente dichiarava di non osservare interruzioni o alterazioni visibili nella continuità del segnale.

L’esame considerava anche la struttura delle conversazioni: alternanza delle voci, pause tra gli interlocutori e presenza di rumore. Uno dei file veniva descritto come contenente la voce dell’operatore del centralino e rumore.

Queste osservazioni non devono essere estese oltre il loro significato. Non rilevare discontinuità visibili nelle forme d’onda significa che l’esame svolto non ha individuato quel tipo di indizio. Non dimostra che ogni possibile modifica sia esclusa.

L’analisi in frequenza con Audacity

Per l’esame nel tempo e in frequenza veniva utilizzato Audacity, documentato anche dalle schermate inserite nella relazione.

Il consulente descriveva un segnale telefonico con contenuto concentrato approssimativamente entro i 3 kHz e riferiva la presenza di rumore di fondo nei cinque file.

Nelle analisi dello spettro dichiarava di non rilevare picchi di energia oltre la banda descritta riconducibili a tagli artificialmente inseriti. Nell’osservazione temporale non individuava inoltre picchi o brusche interruzioni interpretati come artificiosi.

Anche in questo caso la conclusione riguardava gli indicatori cercati e osservati. La relazione non presentava una dimostrazione generale dell’autenticità delle registrazioni.

La qualità limitata del segnale telefonico veniva anzi indicata dal consulente come un ostacolo a ulteriori conclusioni.

Cosa aggiunge il file numerico dello spettro

Il materiale comprende anche un file di testo con due colonne: frequenza in hertz e livello in decibel.

Il prospetto contiene 255 coppie di valori, distribuite da circa 16 Hz a circa 4 kHz. Si tratta di una rappresentazione numerica dello spettro, distinta dalla registrazione audio.

Il file non contiene informazioni sufficienti per attribuire autonomamente i valori a uno specifico MP3, individuare l’intervallo audio selezionato o ricostruire tutte le impostazioni dell’elaborazione.

Non permette quindi, da solo, di ripetere l’intera analisi o di formulare nuove conclusioni sull’eventuale presenza di montaggi. Costituisce un elemento tecnico accessorio da leggere insieme alla relazione e al materiale audio di origine.

L’assenza di anomalie non risolve il problema della provenienza

Il limite principale segnalato nella CTP riguardava la possibilità di confrontare i file ricevuti con gli originali.

La relazione contestava le modalità di estrazione e produzione del materiale e dichiarava di non poter svolgere una verifica comparativa dell’integrità rispetto alla fonte originaria.

Questo problema rimaneva distinto dall’osservazione del contenuto audio:

Aspetto esaminatoRisultato riportato
Identificazione dei file ricevutiImpronte MD5 riportate per ciascun MP3
Coerenza tra durate e orariNessuna irregolarità macroscopica rilevata
Continuità delle forme d’ondaNessuna interruzione o alterazione visibile rilevata
Analisi in frequenzaNessun indizio descritto come riconducibile a tagli artificiali
Corrispondenza con gli originaliNon accertata mediante confronto con la fonte

Le osservazioni favorevoli alla continuità del segnale non colmavano quindi la mancanza del confronto con gli originali.

Allo stesso tempo, i limiti nella documentazione dell’estrazione non dimostravano che i file fossero stati manipolati.

Le conclusioni effettive della consulenza

Il consulente dichiarava di non intravedere la possibilità di dimostrare la contraffazione delle registrazioni attraverso ulteriori approfondimenti del tipo svolto, anche a causa della scarsa qualità del segnale telefonico.

La posizione conclusiva comprendeva due risultati:

non erano stati individuati indizi visibili di alterazione nelle analisi descritte; non era possibile esprimere una conclusione sull’integrità dei file rispetto agli originali.

La relazione conteneva anche considerazioni sull’utilizzabilità processuale del materiale. Queste appartenevano alla posizione espressa dal consulente e non vengono qui presentate come un provvedimento del giudice o come l’esito della controversia.

Il valore di una conclusione delimitata

Una perizia audio può essere utile anche quando non arriva a certificare l’autenticità di una registrazione o a dimostrarne la manipolazione.

In questo caso il contributo tecnico consisteva nell’identificare i file esaminati, controllarne alcune caratteristiche temporali e descrivere ciò che risultava osservabile nelle forme d’onda e negli spettri.

La conclusione conserva valore proprio perché mantiene il confine tra gli indizi non rilevati e le verifiche che il materiale disponibile non consentiva di svolgere.


Andrea Di Dio

Sono un Ingegnere e Project Manager certificato PMP®, lavoro come consulente con oltre 20 anni di esperienza. Sono stato ingaggiato presso Cantieri di grandi opere, industrie del settore Energia, Automotive, Logistica ed Istituzioni Finanziarie, sia pmi che multinazionali come responsabile di Servizi e Progetti (manager) sono esperto nel controllo di gestione di progetti nei settori delle Costruzioni, Telecom, Assicurativo e nel Digital